Alexander Wolf - "Tandem - Forme e deformazioni"
Nato
a Berlino nel 1965. Laurea in economia Università FU di Berlino 1991.
1992 Viaggio in Toscana, vive per sei mesi a Montalcino 1994-1999 Apre
la galleria d'arte Wolf dove nel giro di cinque anni organizza circa
90 mostre e partecipa alle fiere internazionali. La galleria ospita
arti visive, pittura, fotografia, installazioni e collabora con gallerie
straniere come la Svizzera Art & Public in Svizzera, Paul Morris di
New York Nel 1998 comincia il suo lavoro con la macchina fotografica
digitale Dal 1999 al 2000 dirige l'istituto è "Kulturwerke" Alexander
Wolf vive insieme al suo partner Björn Tiedemann. Nel 1999 Wolf e Tiedemann
insieme al loro cane Auguri si trasferiscono nel quartiere di Kreuzberg
a BerlinoL'allegro
scetticismo del colore di Sebastian Preuss Come
chiamare queste immagini? Si tratta di foto-quadri, di pittura senza
dettame pittorico, di fotografia senza dottrina fotografica?Alexander
Wolf usa la macchina fotografica come un pennello elettronico. L'evoluzione
digitale moderna gli permette già nell'atto del fotografare grazie alla
tecnica della solarizzazione di comprimere i valori cromatici, che in
questo modo formano in maniera pittorica campi di colori separati. I
valori della gamma cromatica vengono ridotti e esemplificati, nascono
delle composizioni "distanziate", quasi astratte senza contorni nitidi
e senza profondità. Il motivo, originariamente visibile nell'obiettivo,
dopo il processo di trasformazione digitale non è più - o quasi - riconoscibile.
Wolf rinuncia alla post-elaborazione al computer. Gli affascina la percezione
straniata del momento che la macchina digitale gli offre subito e sul
posto, davanti all'obiettivo. Il suo metodo produce immagini simili
allo sguardo visionario analitico di un pittore. Vengono in mente il
sintetismo di Paul Gaugin e dei Nabis che isolavano le forme e i valori
cromatici del soggetto pittorico per fonderli in superfici ornamentali.
Wolf non gioca al nascondiglio, al mistero. Egli scioglie l'enigma delle
composizioni sfocate nei titoli. Cosi una piccola ameba in una gola
rossa si rivela essere suo figlioccio, un lago di colori tremolante
il "Ritratto di Shelly", un maggiociondolo pointillistisco un cielo
al tramonto. Alcuni motivi nonostante l'effetto di straniamento si riconoscono
immediatamente, altri solo se visti con maggior distanza, quando l'occhio
riconduce i valori cromatici isolati, altri ancora restano enigmatici.
Sono gli effetti del gioco con il fuoco di Wolf, lo strumento classico
della fotografia, per creare atmosfere pittoriche o irritazioni contenutistiche.
Oltre alle riflessioni sui misteri visuali della percezione del mondo
le fotografie di Wolf sono manifesti d'arte che parlano del rapporto
conflittuale tra fotografia e pittura. Da quando le immagini fotografiche
riuscirono a riprodurre, a imitare in maniera così perfetta la natura
come mai un quadro abbia potuto fare, la mimesi aveva perso la sua forza
espressiva per le arti visive tradizionali. Il realismo divenne una
specie di insulto tra i pittori e gli scultori delle avanguardie, che
cominciarono a frammentare e atomizzare il corpo umano, il paesaggio
e gli oggetti. Quando negli Anni 60 gli artisti della pop-art, i minimalisti
e concettualisti rompevano con il dettato dell'arte astratta del mondo
occidentale, i pittori svilupparono nuove forme nel confrontarsi con
la fotografia. Forme che andavano dalla pittura fotografica di oggetti
di consumo di Warhol fino all' iperrealismo che competeva con la riproduzione
fotografica e, al tempo stesso, ne metteva in discussione il diritto
esclusivo di perfetta mimesi. Fece epoca negli Anni 60 Gerhard Richter
che proclamò la fine della pittura e l'uscita dal quadro con le sue
foto-imitazioni sfogate - e oggi molti giovani artisti si richiamano
nuovamente a questa meta-pittura sviluppando le loro opere da immagini
fotografiche e con mezzi fotografici. La fotografia dal canto suo, da
quando è nata, aspira alle caratteristiche pittoriche. I fotogrammi
sperimentali di Christian Schad, Man Ray aprirono la strada verso l'astratto.
Accanto alla fotografia realista, documentarao e narrativa esiste dai
tempi dei pittorialisti del XIX secolo la scuola della fotografia pittorica,
che con straniamenti, collages,manipolazioni
nella messa a fuoco e nello sviluppo, e ora anche nella elaborazione
digitale, raggiunge un effetto pittorico. Tutto questo le immagini di
Wolf riportano alla memoria. Wolf non cede alla moda del pseudo documentarismo,
degli scatti veloci della vita quotidiana, che viaggiano sulla scia
di Nan Goldin e Wolfgang Tillmans. Wolf offre contemplati mondi sognati,
distanziati, lontani dal visto. Nelle sue opere le spiagge dei bagnanti
diventano allegri giardini paradisiaci, dettagli architettonici si trasformano
in strutture preziose, scene di strada banali in viaggi psichedelici.
Un negozio prende forma di un tappeto di colori alla maniera di Matisse,
un viso al sole appare come un'immagine termica scintillante. La tecnica
digitale apre la strada a nuove sensazioni e percezioni - e con allegro
scetticismo Alexander Wolf ci conduce in questo universo magico.
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