Anna Esposito - "Moltitudini"

Anna Esposito non ha delle risposte, seppure senta spesso l'urgenza di dire la sua. I suoi lavori sono discorsi che iniziano da lontano, riflessioni che lei si porta dentro per mesi, per anni, che silenziosamente prendono corpo nella sua mente, nella sua sensibilità, nel suo essere donna. Il suo linguaggio è ironico, a volte caustico, a volte tenero, a volte assolutamente irriverente. E' come se la cosa più importante per lei, nel corso di tutta la sua vita, sia stata un costante esercizio psico-fisico di conservare lo stato di grazia dell'infanzia nonostante il maturare dell'intelligenza e del buon senso. Il buon senso che ormai manca alla nostra società, ad ognuno di noi, quando ci lasciamo trasportare dal flusso generale e accettiamo lo status quo passivamente, nei suoi aspetti ridicoli (non ironici!), nei suoi aspetti nocivi se non addirittura devastanti.E' da qui che, nel tempo, nascono le sue moltitudini , ed è così che oggi tutti noi ci accorgiamo che lei, forse prima di chiunque altro, aveva visto in prospettiva i germi di tutto ciò che ormai ci crea disagio e allarme.Anna Esposito ha una carriera importante, fatta di tappe spesso, all'epoca, precluse alle artista donne come le Biennali di San Paolo del Brasile e di Venezia, la Quadriennale di Roma, inviti e scritti di Palma Bucarelli, Achille Bonito Oliva, Elio Pecora e molti altri critici e intellettuali dello stesso tenore. Ma lei ha preso sempre tutto con stupore, con leggerezza, dimostrando che la sua vera ragione di vita è quella di trovare l'immagine combaciante alla sua intuizione, immagine da ritagliare, riprodurre, incollare con maniacale precisione, ricollocare e rifotografare per un lavoro nuovo, urgente, improcrastinabile.Ritornando alle moltitudini bisogna dire che i suoi primi lavori su questo tema risalgono agli anni Settanta, anche se le opere di questa mostra sono per la maggior parte recenti. Non si tratta quindi di una scelta dettata dalle varie teorie e dai diversi commenti del fenomeno Globalizzazione nell'accezione di etichetta recente. La moltitudine che lei rappresenta è da considerarsi un leit-motiv istintivo, che si manifesta quasi suo malgrado e quasi tutte le volte che lei si accinge ad affrontare e a costruire la rappresentazione di un tema. In altri termini la moltitudine , si può considerare il filo rosso che lega una buona parte delle sue opere, conservando un posizionamento costante di secondo piano. L'aspetto più evidente è invece legato ad aspetti del'esistenza invasivi e molesti, che parlano della regolamentazione della vita di ogni essere umano e della sua iscrizione all'interno di un paradigma di controllo e di estirpamento e sostituzione delle necessità naturali. In altri termini si tratta di temi strettamente connessi a quelli che, da Michael Foucault in poi, vengono evidenziati all'interno della complessa riflessione teorica che prende il nome di Biopolitica . Dal mondo animale a quello umano, dai grattacieli agli agglomerati di soldati, vescovi e persone, le sezioni in cui si articola questa mostra lasciano pensare, in ultima analisi, che tutto è soggetto a diventare massa, segmento identico ad altri, che tutto tende ad escludere ogni tipo di anormalità . Ed è proprio a questo punto che il suo lavoro si eleva come un urlo tra la folla, proprio come il bambino che grida che l'imperatore è nudo! I suoi interventi decontestualizzano e traslitterano, capovolgono e interrompono, fanno ridere, fanno piangere, fanno pensare.Catalogo in mostra con testi di Eva CLausen, Elio Pecora, Francesca Pietracci, Elio Pecora, Claudio Strinati.Anna Esposito è nata a Roma dove vive e lavora. Espone le sue opere in gallerie private e istituzioni pubbliche dal 1968.Ha detto di se stessa “Cerco di essere dentro le cose come in un impasto per assaporarne tutto gli umori e tirar fuori i veleni. Mi auto con le mani, con le forbici, con i colori e con i mezzi più disparati che trovo. Tutto è fatto con un piglio ironico, grottesco, giocoso ma anche drammatico. La meta finale è di far riflettere sui fatti del nostro mondo con un riso amaro” .

 

 

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