Gianni Galassi - "Square"

La mostra “Square” pone l'accento su un aspetto peculiare delle fotografie di Gianni Galassi: le geometrie nello spazio costruito, tagli di un'architettura rigida ed essenziale nelle sue forme, che dialogano con la luce solare dando vita a una originale armonia di prospettive e generando soluzioni ottiche infinite. I soggetti ripresi, che siano strutture colossali o dettagli minimi -scale, facciate, grate- sono inanimati, la figura umana non vi appare mai. Eppure è onnipresente come principio di ordine, di razionalità.Come sempre nella fotografia, l'immagine fissa il momento. Ma nel caso di Galassi lo raffredda, lo congela in rigide strutture, animate soltanto da un sapiente contrappunto di luce e ombra che scompongono le superfici e moltiplicano i piani percettibili. La realtà si trasforma in pura geometria, e senza cedere il passo all'astrattismo sfocia piuttosto in una sorta di iperrealismo che, indifferente all'oggetto in sé e alla riconoscibilità del dato reale, si avvicina inesorabilmente alla metafisica. Nonostante l'ordine che regna sovrano, la vista di chi guarda è spiazzata dall'alternarsi di ombre, di pieni e vuoti, di silenzi profondi che compongono la ritmicità resa da linee e da colori uniformi che escludono i mezzi toni. Galassi reinventa paesaggi industriali, li muta in armonie di blu che si stagliano da superfici monocrome ricamate da ombre: è una visione totalitaria che tende al Gigantismo in cui l'uomo scompare per lasciare spazio solo alla idea della perfezione, del Bello assoluto, racchiuso in sé.Ogni scatto della serie “Square” è una composizione finita, che si auto-enuncia tramite la sua semplicità geometrica, che esclude il superfluo, e le campiture di colori piatti, col blu che si contrappone al bianco e al nero, e sembra voler quasi varcare il confine che separa la fotografia dalla pittura. La soglia è la luce e Galassi si dedica a studiarla ossessivamente prediligendo le ore che seguono l'alba e quelle che precedono il tramonto. E non è casuale la scelta del quadrato -retaggio di pellicole oggi quasi in disuso-, un poligono che rappresenta un'idea assoluta di geometricità, e che marca inequivocabilmente la distanza di queste opere dalla narratività dei formati rettangolari.Galassi nasce a Milano nel 1954 e si avvicina alla fotografia giovanissimo partendo dallo still-life e acquisendo una formazione prettamente fotochimica, che ha lasciato un'impronta importante nella sua poetica, benchè oggi utilizzi il digitale, che permette una maggiore sperimentazione col colore. Oggi si occupa anche di post-produzione cinetelevisiva, ma è innanzitutto un artista che riesce a riqualificare e reinventare una realtà di per sé esteticamente sterile, creando sinfonie di ombre e linee in estensione. Ha esposto a Roma, nel 2007, al Festival della Fotografia e al Museo Nazionale di Palazzo Venezia. In precedenza a Milano, Viterbo ed Atene.Le 24 immagini in mostra, nel formato 60x60, sono stampate su carta fine-art Epson con tecnologia e inchiostri Epson.Catalogo in galleria

www.giannigalassi.com

 

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