Giordana Di Castro - "Colori Danzanti"

I Leitmotiv delle fotografie di Giordana Di Castro sono il movimento e il colore. Una ragione musicale attraversa le sue immagini, possiamo sentirlo con i nostri occhi. E’ un vortice, un movimento turbinoso che richiama la sinuosità estatica di una danza: il Flamenco, uno dei balli più erotici e seduttori al mondo. Il gesto rapsodico si fa luce e colore, vibra perdendo i netti contorni, trasformandosi in energia pura. L’artista si immerge in un’ onda in cui confluiscono il corpo umano, catturato in un movimento esaltante, e il colore quasi astratto, fosforescente, più fantasmagorico che empirico, percepito prima dalla mente che dall’occhio. Un colore che si fa carica di una pura sensazione traslata innalzando le linee del disegno preciso nella sfera dell’ astrazione carica di energia e magnetismo, senza mai perdere però di vista il ritmo e la carica di base del Flamenco. Giordana Di Castro si è infatti dedicata allo studio di quest’ arte prima a Tel Aviv, nella rinomata scuola di Silvia Duran e Michal Natan, e poi nel paese in cui tale danza ha avuto origine : Sevilla, in Andalusia. Ed è qui che Giordana Di Castro comincia a inquadrare l’essenza del moto di corpi inafferrabili che sembrano fatti di pura forza, di energia inebriante. Nello scatto l’artista unisce spirito e luogo, anima e corpo, musica e movimento in una folgorante congiunzione di colori. Un’onda che trascina lo spettatore portandolo verso mete ancor ignote e, al tempo stesso, verso reminiscenze di un passato ancestrale che trova nella danza la prima espressione artistica dell’uomo. Movenze primordiali sicuramente dello stesso vigore ritmico e della stessa forza di esaltazione del Flamenco. E non a caso dopo Sevilla, Giordana Di Castro procede nella sua ricerca a ritroso esplorando gestualità radicate nella dimensione mistica del rituale. Scandagliando l’antico cerimoniale degli sciamani, l’artista studia la danza dei Darwisshi rotanti a Konya, in Cappadocia, in quel paesaggio fiabesco, chiamato anche “I camini delle fate”, creato dalla terra stessa, dalla lava, e dall’uomo. La perdita di coscienza diventa il fulcro di un’arte che pur servendosi di uno dei mezzi più meccanici e vicini alla realtà, la fotografia, tende all’annullamento del dato contingente per spingersi verso l’estasi mistica in cui l’anima si congiunge con l’Assoluto.

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